Lorenzo Milani, prete

Una vita fra due crisi
nell'Italia del cambiamento


Romolo Pranzetti, 1997

Lorenzo Milani (Firenze 1923-1967), prete ed educatore di origine ebraica per parte materna, è stato una figura molto amata e molto discussa, e in parte lo è tuttora.
La "
Lettera a una professoressa" esce in Italia quando è nell'aria il '68, lo anticipa, per tirarsi poi da parte; le tematiche dei "ragazzi di Barbiana" sono rivoluzionarie in modo diverso da quanto l'"imagination au pouvoir" voleva intendere.
I primi testi di Milani che ho conosciuto sono stati quelli sull'obiezione di coscienza, "L'obbedienza non è più una virtù" (1966), con passione e con logica stringente. Caratteristiche che si ritrovano anche nella "Lettera",  opera dei ragazzi, ma sotto una regia invasiva.

Che cosa non dice e che cosa dice in sostanza la "Lettera a una professoressa"?


NON DICE:

  • La scuola deve essere facile,
  • Istruzione uguale diploma,
  • Promoviamo tutti,
  • Buttiamo la scuola.


DICE:
  • Occorre che tutti studino, a prescindere dalle opportunità,
  • Occorre consentire a tutti di portare a termine un iter scolastico formativo di qualità,
  • Occorre che l'insegnamento sia considerato una missione e non un mestiere,
  • L'educazione linguistica deve essere al centro di ogni processo formativo,
  • Impadronirsi degli strumenti espressivi deve essere la prima tappa di un processo educativo anche complesso.


Schematizzare è banalizzare, e in queste cose le sfumature contano. Ma la sostanza è che don Milani non può essere affiancato al descolarizzatore  Ivan Illich, forse al "coscientizzatore" Paulo Freire, anch'essi animati da sacro fuoco e da intenti "rivoluzionari".
Don Milani ha una formazione classica e apprezza ciò che di bello la cultura umanistica propone anche al giovane prete che assiste alla celebrazione del Concilio ecumenico vaticano II senza eccessivi entusiasmi. La descolarizzazione, la contestazione globale, la secolarizzazione non sono per lui.
Egli è e rimane nella Chiesa; probabilmente  è vicino a Célestin Freinet; forse amerebbe la scrittura collettiva online, ipertestuale e no.
Egli si trova nel mezzo del guado: crisi ecclesiale e crisi politica sembrano indicare sbocchi diversi a quelli effettivi.
Apprezzato trent'anni fa soprattutto in ambienti laici e della sinistra, oggi viene dagli stessi visto con qualche riserva, mentre è rivalutato proprio negli ambienti cattolici fiorentini (card. Silvano Piovanelli), con iniziative per capirne meglio la figura.

Recente ed attenta al ruolo di Milani nella Chiesa è l'opera di Massimo Toschi (1994), promossa dalla Giunta regionale toscana.

Del 1996, è "Don Milani! Chi era costui?"  Baldini & Castoldi) di Giorgio Pecorini, assiduo amico laico di don Lorenzo.

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