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LA SCUOLA
Scorrendo le pagine dedicate alla scuola anche in Internet si può notare che Milani viene ricordato; addirittura c'è chi ha fondato un movimento chiamato "Neobarbiana". Non si vuole qui discutere quanto sia attuale il messaggio di Barbiana, ma appena ricordare alcune parole per lui significative.
PAROLE LIBERATRICI:
- CULTURA: Parola/pensiero/efficacia --
Politica (sortirne insieme) -- Lingua corretta - lingue estere - Arte dello scrivere Istruzione (arma)
- SCUOLA: non bocciare - tempo pieno -- scopo ("I care")
PAROLE ANTAGONISTE:
povertà, isolamento, sport, ballo, timidezza, arrivismo, servilismo, selezione
"Anche la scuola fine a se stessa è meglio del bar."
Critica ai maestri, superficiali e dementi
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Dai giorni di don Milani, la scuola, ha fatto passi nel senso opposto. Il numero delle ore "frontali" (anche gli aggettivi contano, in un linguaggio sempre meno significante) dell'insegnante non è aumentato, anzi in alcuni casi è diminuito . Aumentate in maniera incredibile le ore dedicate ad aspetti burocratici, con scritturazioni ripetitive e inutili, ore di riunioni , che rendono tutto complesso. La valutazione, un esercizio verbale che nasconda la realtà. La selezione degli alunni, a volte è subordinata al mantenimento dei posti di lavoro, e comunque appare ridotta rispetto ai tempi di don Milani. I programmi, stabiliti dal gotha della cultura italiana, nella scuola di base, prevedono conoscenze enciclopediche, anche con discipline nuove, come l'IRC, per cui il docente deve "accanirsi" per riuscire a presentarne almeno la parte "deliberata" dalle programmazioni incrociate ai diversi livelli. E l'"autonomia"… vent'anni dopo la "partecipazione" avrà miglior esito? I libri di testo, sempre più "pesanti" sono giustamente scritti per i docenti (i ragazzi leggono e scrivono sempre meno). Altro che una "lettera a una professoressa" l'anno…
LA COSCIENZA
"Obbediente", don Milani si definisce per necessità: perché la Chiesa gli dà le uniche garanzie valide, e perché fuori da essa per lui non esistono prospettive. Però l'obbedienza deve essere responsabile: nessuno deve abdicare alle proprie scelte.
Così obbediente vuol dire non rinunciare al compito di "edu-care il vescovo", dove ciò sia necessario. Obbedire vuol dire anche rifiutarsi di eseguire ordini che vadano contro coscienza: di qui la radice dell'"obiezione di coscienza", che significa obbedienza a valori più alti e irrinunciabili.
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